«Cari colleghi, un fortissimo terremoto ha colpito Haiti questo pomeriggio, alle 17.27 locali (quasi le 23 in Italia)» con queste parole inizia l’email di
Anastase Jaribu, agronomo del Cesvi ad Haiti, che ha raggiunto gli uffici italiani dell’organizzazione nella notte del 12 gennaio (
ascolta la sua intervista su Corriere.it).
«L’epicentro è localizzato in una piccola cittadina,
Petite Goave, 50 km a sud-ovest rispetto alla capitale
Port-au-Prince e sulla strada per
Les Cayes, dove ci troviamo noi. Abbiamo avvertito la scossa mentre eravamo in una riunione di coordinamento con i nostri partners di Terre des Hommes. Siamo subito corsi fuori dall’edificio, verso un’area più sicura. Nessun ferito o disperso tra i nostri. Qui la scossa è stata più debole, ma ci arrivano notizie preoccupanti da Port-au-Prince, anche se il nostro ufficio fortunatamente non è stato danneggiato».
Le stime parlano di migliaia di morti e dispersi, ma il bilancio delle vittime si sta ulteriormente aggravando. Almeno
3 milioni e mezzo di haitiani potrebbero essere stati direttamente colpiti dal disastro. Le scosse sono state quattro, la più forte delle quali di
magnitudo 7.0-7.3 sulla scala Richter.
Cesvi, già presente nell’area sud-occidentale di
Les Cayes con un progetto finanziato da
ECHO (Ufficio Aiuti Umanitari della Commissione Europea) e volto al miglioramento delle condizioni alimentari della popolazione, con particolare attenzione ai bambini di 0-5 anni e alle donne incinte, si sta attivando per far fronte alla nuova emergenza. Una risposta immediata che si inserisce all’interno dell’appello di
AGIRE, network che riunisce le principali organizzazioni non governative italiane impegnate nelle emergenze umanitarie. L’appello è parte di un coordinamento promosso con il Ministero degli Affari Esteri.
Le informazioni raccolte dagli operatori delle Ong di
AGIRE presenti sul campo parlano di una situazione incredibilmente grave. La capitale Port-au-Prince è stata severamente colpita: le principali infrastrutture sono state danneggiate; sono stati interrotti i servizi di acqua, luce, telefono. I soccorritori faticano a raggiungere le zone più colpite, a causa delle macerie sulle strade e dell’interruzione di molte vie di comunicazione.
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