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Campagne > Lotta all'AIDS

Il progetto in Zimbabwe

Grazie anche all'intervento del Cesvi negli ultimi sei anni nel distretto di Centenary, dove si trova l'ospedale di St. Albert, la percentuale di sieroprevalenza è scesa dal 23 al 13% e siamo riusciti a salvare l'81% dei bambini nati da mamme sieropositive.

Il progetto "Fermiamo l'Aids sul nascere", avviato nel piccolo ospedale Str. Albert in Zimbabwe, prevede diverse attività:una terapia farmacologica per ridurre la trasmissione del virus dalle mamme sieropositive ai nenonati oltre al programma di prevenzione e assistenza alimentare e psicologica alle donne; creazione di strutture di accoglienza e di lotta all'esclusione sociale per gli orfani dell'Aids; supporto all'assistenza medica per i malati di Aids (accesso alle cure con farmaci antiretrovirali); promozione di campagne educative e di prevenzione con il coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni locali.
Presso l'ospedale St. Albert è stato ristrutturato un edificio che è diventato una Casa del Sorriso, centro d'accoglienza dei ragazzi abbandonati o orfani per l'Aids, dimenticati da tutti, continuamente a rischio di droga e piccola delinquenza. La Casa è per loro una possibilitù concreta di fuga dalla strada e di riscatto: possono avere un luogo dove accedere a cibo, cure mediche, servizi igienici; possono frequentare corsi di formazione e imparare un lavoro.

"L’Aids in Zimbabwe è diventato una catastrofe. So che è difficile, ma dobbiamo fare qualcosa. Del resto, come possiamo promuovere lo sviluppo delle comunità povere se tutta la generazione che dovrebbe lavorare sta morendo? Ho conosciuto una dottoressa italiana che ha lavorato in Palestina e ora è in Zimbabwe. Si chiama Claudia Gandolfi e a Roma si è occupata di Aids pediatrico. Mi ha spiegato che in Uganda è stato sperimentato con successo un protocollo semplice ed economico per prevenire la trasmissione dall’Hiv da madre a figlio. Potremmo cominciare da quello. Cosa ne pensate?”.

Nel 2000, Piersilvio Fagiano - allora responsabile della sede Cesvi di Harare - propone una nuova avventura che ha subito inizio in un piccolo ospedale della savana grazie ai donatori privati del Cesvi.
Al St.Alberts Hospital, il 9 Maggio 2001 nasce Takunda, il primo bambino nato da madre sieropositiva, trattato con un farmaco antiretrovirale. Il suo nome sarà presagio perché in lingua shona significa “abbiamo vinto”.
E a quattro anni di distanza, i numeri della lotta del Cesvi contro l’Aids in Zimbabwe testimoniano una vittoria: 2.000 neonati e 1.710 mamme trattate con antiretrovirali, 40 mila donne sottoposte al test Hiv, 1.438 operatori sanitari formati, oltre 300mila persone coinvolte nei villaggi in incontri di informazione e prevenzione.
Dal St.Albert è partita anche la nuova sfida: il progetto pilota per curare le mamme sieropositive che hanno salvato i loro bambini.

Foto di Cristina Francesconi.
 
 
Approfondimenti:
 
 
Metti tre Iene a caccia in Africa
(3'03'' di Furio Corsetti, Gabriele Corsi e Giorgio Daviddi, agosto 2003)
 
Tre ragazzi terribili hanno voluto verificare se i progetti umanitari contro l'AIDS funzionano. Temevano di scoprire scandali e invece...
     

 

 
Le Iene tornano in Zimbabwe
(4'04'' di Furio Corsetti, Gabriele Corsi e Giorgio Daviddi, dicembre 2004)
 
L'avevano promesso ad Elisabeth, la simpatica dott.ssa che lavora al St. Alberts: "Tra un anno torneremo".
E così han fatto...
 

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  Mamme in sala d'attesa

 
  Mamma con bambino

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