La malnutrizione è uno dei più terribili avversari della salute degli esseri umani e dello sviluppo delle comunità.

Impedisce il lavoro, rende difficile lo studio, causa problemi nelle gravidanze, favorisce le malattie, crea problemi di crescita nei bambini.


La malnutrizione è una minaccia invisibile che uccide ogni giorno le speranze di bambini, donne e comunità nei Paesi più poveri del mondo.

La malnutrizione incide del 45% sulla mortalità infantile globale. I bambini malnutriti sono costretti a una lotta quotidiana per crescere e difendersi dalle malattie; sono condannati a un minore sviluppo fisico e mentale, ad avere un ridotto rendimento scolastico e quindi, in futuro, a un lavoro meno in grado di sostenere i bisogni di una famiglia.

Anche se la malnutrizione causa i danni più gravi, spesso irreversibili, nei primi due anni di vita, tra gli adulti può avere effetti altrettanto drammatici. Può creare problemi nella fase di gravidanza o allattamento, può favorire il sopravvenire di malattie e rallentare i processi di guarigione, può ridurre le forze necessarie a lavorare.

Da sempre Cesvi è impegnato per rompere il circolo vizioso della malnutrizione. Negli Anni Novanta il primo storico intervento ha riguardato il Vietnam: qui la nostra organizzazione ha creato un Centro di Nutrizione Infantile dove, tra l’altro, sono stati prodotti gli aiuti alimentari per fronteggiare l’emergenza carestia in Corea del Nord beneficiando oltre 2 milioni e mezzo di persone, soprattutto bambini.

Oggi operiamo in Somalia, dove è in corso un’emergenza alimentare e sanitaria senza precedenti, per distribuire supplementi alimentari ai bambini. Puntiamo a ridurre la mortalità dei bambini sotto i 5 anni con un approccio sanitario e nutrizionale integrato che include campagne di informazione e sensibilizzazione. Siamo l’unica Ong a fornire questi servizi a mamme e bambini nei campi sfollati di Alanley, Arafat e Hiran a Galkayo. L’attività, svolta da operatori comunitari locali, consiste in terapie ambulatoriali per donne incinte e bambini gravemente malnutriti, programmi nutrizionali e somministrazione di micronutrienti.

La forza di Habiba

La forza di Habiba

Regione di Mudug, Somalia. Habiba ha 38 anni e vive in una piccola casa nella cittadina di Galkayo. Dopo 22 anni di guerra civile, 1 milione e mezzo di persone in Somalia sono ancora sfollate. Molte vivono in campi temporanei, senza accesso all’acqua, al cibo e alle cure di base.

Il prolungato conflitto in Somalia ha costretto anche le donne ad imbracciare le armi. Habiba non si è potuta sottrarre a questo destino e, forse proprio per questo, ha scelto di non avere un marito né figli.

Ma figli suoi sono diventati tutti i piccoli pazienti del centro di salute aperto da Cesvi a Wargalo con il sostegno della Commissione Europea (ECHO). Un’opportunità umana e professionale che ha stravolto la sua esistenza.

“Mi occupo dei programmi di nutrizione presso il centro di salute e delle visite nei villaggi rurali” – spiega – “Amo molto il mio lavoro di infermiera”. Il centro offre ai pazienti la possibilità di effettuare visite e vaccinazioni e di ricevere farmaci. In media accoglie 30 pazienti al giorno, soprattutto bambini sotto i 5 anni d’età, spesso gravemente malnutriti.

Con l’outreach team, inoltre, Habiba raggiunge i villaggi più remoti. “I principali bisogni delle comunità locali” – spiega – sono l’acqua e i servizi di salute di base. Forniamo cibo, alimenti integrati per i più piccoli, medicine, interventi d’emergenza e un’ambulanza

“Il mio desiderio” – dice – “è che tutti i bambini siano sani e possano vivere in pace. Vorrei che avessero una vita migliore, con la possibilità di nutrirsi in modo sano e di studiare. Sono felice della mia vita, perché lavoro per la mia gente: sono somala e voglio restare qui, continuando ad aiutare il popolo somalo”.

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