Dietro a un progetto di successo c’è sempre un’intensa attività di ricerca e monitoraggio dei risultati.

Numeri ed evidenze ci vengono in aiuto per definire un modello di intervento replicabile o adattabile ad altri contesti.

Raccogliamo in questa sezione i report e i casi studi dal campo sugli interventi più significativi in diversi ambiti d’azione: Governance, Protezione dell’infanzia, Crescita inclusiva e sostenibile, Sviluppo rurale e Migrazioni. I documenti sono disponibili solo in lingua inglese.

Governance

Leaving no one behind. The BRSSS story

The story of the Backward Regions Scheme Support Sangha (BRSSS), a community based organization, empowering people in a hundred villages from the most backward regions of North Karnataka, India – 2016

Scopo del progetto è quello di migliorare l’accesso ai servizi pubblici per una parte della popolazione, riducendo povertà ed esclusione sociale in cinque distretti della regione del Nord Karnataka, in India. Con i suoi quattro pilastri il progetto rappresenta un modello per rafforzare la buona governance: la chiarezza della visione, interiorizzata dalle stesse comunità; la componente di capacity building  a livello individuale e comunitario; l’inclusione sociale e l’uguaglianza di genere, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili e alle donne; il processo di democratizzazione con l’elezione di rappresentanti dei villaggi target nei dipartimenti governativi.

Protezione dell’infanzia

Supporting Children with Disabilities in Somaliland – 2012

In Somaliland i bambini con disabilità devono affrontare gravi problematiche in termini di protezione, tra cui violenze sessuali e mancanza di istruzione. L’intervento e l’assessment di Cesvi mirano a identificare e ridurre i fattori di vulnerabilità attraverso una metodologia di ricerca che include indagini sulle famiglie e focus group a tutti i livelli: leader di comunità, famiglie e bambini. Un assessment chiaro e la disponibilità di informazioni di qualità sono elementi chiave da tenere presenti per futuri interventi.

Between theory and empirical evidence. Pathways to Good Practices in Building a Child Labour Free Kenya – 2014

In Kenya Cesvi ha lavorato per sradicare tutte le forme di lavoro infantile, lavoro che costituisce una componente importante dell’economia informale del Paese. Il progetto mirava a istituire delle Child Labour Free Zones attraverso la prevenzione, la risposta (rimozione e protezione) e il ripristino di condizioni di vita sicure per i bambini. L’innovativo approccio consiste nello sviluppo di azioni di corporate social responsibility (CSR) e di partnership pubblico-privato (PPP) per combattere le peggiori forme di lavoro infantile e raggiungere elevati standard etici.

Crescita inclusiva e sostenibile

Evaluation of the project Improvement of environment and hygiene conditions of the community of Shu’fat refugee camp – 2018

Cesvi è presente nei campi rifugiati in Palestina con progetti ambientali e di WASH. Il paper presenta una valutazione condotta nel campo rifugiati di Shu’fat per evidenziare aspetti positivi, sfide e opportunità del progetto. Grazie a un approccio improntato sulla theory of change, la raccolta dei rifiuti solidi nel campo palestinese di Shu’fat è diventata strumento di inclusione sociale e di miglioramento delle condizioni ambientali.

Sviluppo rurale

From Subsistence Agriculture to Commercial Enterprise: Community management of green technologies for resilient food production. (Research paper) – 2015

Il paper evidenzia l’innovatività dell’approccio all’irrigazione utilizzato da Cesvi in Zimbabwe per rafforzare l’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare nel lungo periodo. L’approccio si è rivelato un modello di successo che, grazie all’impiego di nuove tecnologie e alle partnership tra pubblico e privato, ha consentito il passaggio da un’agricoltura di sussistenza a un sistema sostenibile e orientato al commercio, aumentando così la resilienza delle comunità rurali.

Shashe Irrigation Scheme: An Inspirational Zimbabwean Model of resource management – 2016

In una regione semi-desertica dello Zimbabwe, Cesvi ha realizzato nell’ambito di una strategia di sviluppo agricolo rurale uno schema irriguo, creando un modello replicabile. I fattori chiave che ne hanno determinato il successo sono il mantenimento della ownership dei contadini, la creazione di partnership pubblico-privato che hanno contribuito al passaggio da un’agricoltura di sussistenza a un’impresa commerciale comunitaria, l’impiego di nuove tecnologie e il miglioramento della sicurezza alimentare nell’area di riferimento.

Migrazione

Libia: Cesvi, presente in Libia dal 2011, è stata la prima ONG italiana a intervenire nel Paese all’indomani della primavera araba. Con i suoi programmi supporta sfollati interni, rifugiati, richiedenti asilo e migranti con un’offerta di servizi che include attività di protection, distribuzioni di prodotti non alimentari, sensibilizzazione, supporto psico-sociale, referral a servizi esterni e cash assistance.

I due documenti di needs assessment a Tripoli, Bengasi e Misurata che presentiamo di seguito costituiscono un punto di partenza per la definizione di interventi futuri.

Rapid needs assessment in IDP camps in Tripoli and Benghazi – 2016

L’assessment intende identificare i bisogni prioritari delle comunità di sfollati interni oggetto di indagine in 9 siti libici delle città di Tripoli e Bengasi, per sondare la presenza di vulnerabilità specifiche e bisogni di protezione. Al fine di garantire un’adeguata integrazione dei principi di protezione in tutti i settori di lavoro (Educazione, Protezione dell’infanzia, Salute e Livelihoods), l’assessment esamina l’accesso ai servizi degli sfollati interni. I risultati dell’indagine saranno messi al servizio di una pianificazione e di azioni efficaci, con particolare attenzione alla protezione e al supporto psicosociale di bambini e giovani sfollati.

Needs Assessment of Iraqi, Palestinian, Sudanese and Syrian Communities in Libya (Misrata) – 2017

L’assessment mira a identificare i principali rischi e vulnerabilità tra le comunità irachena, palestinese, sudanese e siriana. I risultati confermano che tutte le comunità rifugiate presentano gli stessi gruppi vulnerabili, tra cui spiccano le famiglie impoverite e quelle numerose, i bambini e i giovani, gli orfani e i bambini con un genitore assente o malato, e le persone e i nuclei familiari con un membro della famiglia disabile. Il documento costituisce un’importante fonte di informazione per pianificare futuri interventi nell’area.