La grande campagna Cesvi per vincere l'AIDS in Africa.
In Africa, una futura mamma su tre è sieropositiva e rischia di trasmettere la morte e non la vita al suo bambino.
La cura per salvarlo però esiste e fa parte del progetto "Fermiamo l'AIDS sul nascere".
Dal 2001 pratichiamo in Zimbabwe una terapia per evitare il contagio da madre a figlio attraverso un programma di prevenzione, cura farmacologica, assistenza alimentare e psicologica.
Negli ultimi 4 anni il Cesvi ha fatto passi da gigante in Zimbabwe: 2.000 bambini fuori pericolo di contagio, 40.000 donne sono state sottoposte al test Hiv e seguite con appoggio psicologico durante gravidanza, parto e allattamento; 1.450 operatori sanitari formati e oltre 300.000 persone coinvolte in incontri di prevenzione e informazione.
L'intervento Cesvi è oggi attivo in 7 ospedali e 17 cliniche rurali dello Zimbabwe e poi in Sudafrica, Repubblica Democratica del Congo e Uganda.
I progetti Cesvi di lotta all'Aids nell'Africa Australe, non riguardano solo la prevenzione del contagio madre-figlio ma anche la prevenzione della diffusione del virus, la cura dei soggetti già affetti ed il supporto sociale ai malati e agli orfani dell'Aids.
In particolare in Uganda l'attenzione è concentrata sull'attività di sensibilizzazione lla prevenzione e di testing volontario della popolazione che, nel 2007, ha riguardato circa 100.000 persone.
Ma tutto ciò non basta di fronte ai numeri della catastrofe africana: le persone contagiate dall'Hiv sono 33,2 milioni, di cui 15,4 milioni donne.
2,1 milioni sono stati i decessi nel mondo per Aids e malattie collegate, di cui 330 mila bambini.
Il tasso di donne affette da HIV è in aumento in tutte le regioni africane e nell'Africa sub-sahariana tocca il 61% più che in qualsiasi area. Come sottolineato dal direttore generale dell'OMS, Margaret Chan, il vasto contagio delle donne rende questa tragedia ancora più grave, poichè esse costituiscono la spina dorsale delle famiglie e delle comunità.
Foto Giovanni Diffidenti