La lunga lotta contro la malaria

Test per la malaria in Myanmar. Foto di Valeria Turrisi.

Tra le grandi malattie, la malaria colpisce ancora più di 200 milioni di persone nel mondo, provocando quasi mezzo milione di morti, soprattutto bambini. Numeri inaccettabili.

Ma erano più di 500 milioni – con oltre 2 milioni di deceduti – nel 1998, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò grande sfida “Roll Back Malaria”. Cesvi si mobilitò immediatamente con la campagna “Angeli contro la Malaria” in Cambogia, Indonesia e Laos.

Un’iniziativa basata sulla cura ma soprattutto la prevenzione: distribuzione a ogni famiglia di zanzariere impregnate di insetticida naturale e tanta informazione (anche per sradicare le superstizioni).

Poi, nel 2003, sulla base dell’esperienza di successo maturata in Estremo Oriente, Cesvi portò questa iniziativa in Africa, in Zimbabwe.

Nel frattempo, Cesvi aveva messo le basi in un altro paese difficilissimo e blindato: Myanmar, la ex Birmania. Così nel 2001, Cesvi avviava in una nella regione dello Shan il contrasto alle due principali cause di mortalità infantile, fra le più alte di tutto il Sud-est asiatico, appunto la malaria e la malnutrizione.

In Myanmar le attività del Cesvi hanno dovuto fare i conti con il regime, la mancanza di libertà, la povertà estrema, la disinformazione, la carenza di ogni tipo di servizi, persino di vie di comunicazione. Per anni abbiamo potuto raggiungere migliaia di villaggi solo a piedi e ancora oggi le nostre “cliniche mobili” si muovono su due ruote, fango permettendo. Ma in 15 anni di duro lavoro possiamo dire di aver ridotto la diffusione della Malaria del 75% e di essere prossimi a sconfiggerla nello Shan, la più grande regione del Myanmar. Quando iniziammo, i nostri medici, visitando i pazienti, ne trovavano 1 ogni 4 affetto da malaria. Oggi solo 1 ogni 20!

Ma l’impegno del Cesvi non finisce qui, perché altre regioni abitate da minoranze oppresse e perseguitate ci aspettano e altre malattie come la TBC fanno ancora strage di bambini.

Il nostro lavoro continua con l’accompagnamento del processo di sviluppo economico e democratico. Nelle campagne ci stiamo occupando di agricoltura e “resilienza” ai cambiamenti climatici, mentre nelle grandi città di servizi come la mobilità e la raccolta dei rifiuti. Stiamo educando tante comunità rurali e urbane a cambiare e decidere i cambiamenti in modo democratico attraverso la partecipazione. E a nostra volta siamo orgogliosi di partecipare e cooperare con questo grande processo di cambiamento.

Abbiamo creato delle vere e proprie procedure per garantire la partecipazione, perché nella missione del Cesvi l’obiettivo non è solo il risultato, ma il modo per arrivarci. Se il percorso è condiviso i beneficiari non sono dei semplici destinatari di un’elemosina, ma diventano protagonisti della cooperazione. Persino gli errori diventano occasione di apprendimento e di crescita. Questa è la differenza fra assistenza e cooperazione.

 

Foto di copertina: Valeria Turrisi