Vivere nel campo-profughi di Palabek

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Il Sud Sudan, già teatro di una sanguinosa guerra per l’indipendenza dal Sudan, è in preda da luglio 2016 a violenti scontri armati che non risparmiano la popolazione civile. Da allora 2,5 milioni di persone sono fuggite dal Paese – un cittadino su tre – per trovare rifugio negli Stati confinanti (dati UNHCR febbraio 2018). L’Uganda ne ha accolti oltre un milione.

All’inizio di aprile 2017, a seguito dell’attacco alla città sud-sudanese di Pajok, più di 5.000 rifugiati hanno passato il confine a Ngomoromo, nel distretto ugandese di Lamwo, dove oltre 9.000 persone erano già state accolte dall’inizio del conflitto. Per far fronte all’emergenza, il 12 aprile è stato ufficialmente creato il campo-profughi di Palabek; dopo soli tre mesi dalla sua apertura, il campo ospitava già più di 31.000 persone.

Nel campo di Palabek i rifugiati possono contare solo su cibo ricevuto in dono, e non hanno alcuna fonte di guadagno. La comunità ospitante, composta da 9.736 cittadini, accoglie un numero di persone pari al triplo della sua popolazione. Il campo ha un impatto tremendo sul distretto di Lamwo, in termini di uso del suolo, risorse naturali, ambiente e sostenibilità. Qui il 92% della popolazione vive di agricoltura, ed è già duramente messa alla prova dai cambiamenti climatici e da una siccità prolungata.

Ad agosto 2017 Cesvi, già attiva nel distretto di Lamwo con progetti a favore della comunità ospitante, ha iniziato a supportare UNHCR nella gestione dell’emergenza; da UNHCR sono poi arrivati i fondi per condurre interventi di sussistenza nel campo. Le attività intendono rispondere ai bisogni più immediati di sicurezza alimentare, rafforzare i mezzi di sussistenza della popolazione – riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale del campo – e promuovere la coesistenza delle comunità rifugiata e ospitante.

3.000 famiglie, metà delle quali rifugiate e l’altra metà ugandesi, sono state coinvolte nel progetto. A loro sono stati consegnati sementi e strumenti agricoli per poter usufruire di propri mezzi di sussistenza. Oltre a ricevere il materiale, i beneficiari hanno partecipato a laboratori sulla creazione di orti permanenti. Tra di loro c’è anche Olga, una donna di 26 anni che vive nel campo insieme alla famiglia.

Sicurezza alimentare nel campo di Palabek

Akwero Olga ha 26 anni. È sposata e ha sei figli, ma si prende cura anche di due orfani che sarebbero altrimenti abbandonati a sé stessi. Vive nel campo-profughi di Palabek, ma è originaria di Toorit, nel Sud Sudan.

Nel Paese d’origine Olga faceva la commerciante insieme al marito; vendevano pomodori, piccoli pesci e arachidi. Il conflitto le ha fatto perdere tutto, inclusi i suoi mezzi di sussistenza. È scappata in Uganda, trovando rifugio a Palabek, dove ha provato a guadagnare qualcosa lavorando i campi o gli orti delle persone della comunità ospitante. In cambio del suo lavoro non riceveva però denaro, ma i prodotti della terra che coltivava.

In quanto rifugiata, Olga ha ottenuto un appezzamento di 30 metri quadrati per costruirsi una casa e coltivare la terra. Proprio qui, nella sua casa a due stanze, costruita con il fango e coperta con i teloni donati da UNHCR, sono venuti a farle visita gli operatori di Cesvi per coinvolgerla nel progetto di emergenza dedicato ai rifugiati del distretto di Lamwo. Le è stato chiesto cosa avrebbe voluto coltivare nella terra che aveva a disposizione, e Olga ha scelto pomodori e melanzane.

Quegli ortaggi oggi costituiscono per lei una fonte di guadagno che ammonta a 20.000 scellini mensili, l’equivalente di circa 5 euro. Una cifra che le ha permesso di migliorare la dieta della sua famiglia, ampliandola dal solo consumo di mais e fagioli a quello di pomodori, cipolle, ceci e altre verdure. Grazie al supporto economico di Cesvi compra anche la farina di mais, e vestiti e scarpe per i suoi bambini.

Oltre a ricevere le sementi, Olga ha partecipato a sedute formative sulla permacoltura, ed è entrata a far parte di un gruppo di risparmio di villaggio che può concedere piccoli prestiti per iniziare delle attività.

Lei e la sua famiglia stanno meglio, anche se Olga confessa che il suo sogno è quello di tornare a fare la commerciante per poter essere completamente indipendente.

 

In foto: Olga e i suoi bambini di fronte alla permacoltura realizzata grazie al supporto di Cesvi.