Così si mobilitano nuove risorse

 

Il Sole 24 Ore del 18 Marzo scorso ha dedicato un’intera pagina ai Social Bond: investimenti finanziari collegati a una finalità sociale. Elio Silva, caporedattore, esperto del non profit, mi ha chiesto le ragioni del particolare successo dell’esperienza Cesvi-UBI.

Questo il suo articolo:

“Così si mobilitano risorse nuove”

La storia. Parla Giangi Milesi, presidente del Cesvi e pioniere della formula

Quindici anni fa fece da apripista alla formula dei social bond, con un prestito obbligazionario solidale denominato “Sos Nord Corea”, lanciato dall’allora Banca popolare di Bergamo – Credito Varesino, ora Ubi Banca. Oggi Giangi Milesi, presidente di Cesvi, l’Ong per la cooperazione e lo sviluppo attiva dal 1985 nelle aree più povere e fragili del mondo, rilancia la formula, sempre più convinto che abbia una valenza strategica.

“Uno dei nostri obiettivi – spiega – è da sempre quello di riuscire a perseguire una maggiore efficacia dei progetti lavorando su scala ampia, trasformando ogni singolo finanziamento italiano in un volano per raccogliere altri a livello internazionale. In questo modo possiamo moltiplicare la nostra capacità di raccolta per svariate volte. Certo, servono spalle larghe, alti standard di qualità e buona reputazione internazionale. Ma questi requisiti li abbiamo raggiunti: è, piuttosto, il nostro Paese che continua a preferire le piccole dimensioni”.

In questo quadro, il pieno collocamento (con due settimane di anticipo sul termine di adesioni previsto) di un nuovo prestito obbligazionario solidale, denominato “Ubi Comunità per Cesvi”, lanciato per 20 milioni di euro e di prossima ammissione al Mot, segna un ulteriore passo avanti sul fronte dell’innovazione, in quanto la scelta dell’istituto di credito è stata, stavolta, quella di cofinanziare un progetto europeo.

“I proventi devoluti da Ubi Banca – spiega Milesi – verranno impiegati per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni che vivono in Uganda centrale, dove lunghi anni di guerra hanno determinato l’interruzione della produzione agricola e frantumato il sistema di autosufficienza alimentare delle famiglie.

Il progetto, che coinvolgerà non meno di 23mila persone, cercherà di garantire la sicurezza alimentare e, insieme, di incrementare il reddito delle famiglie, passando da un’agricoltura di sussistenza a una produzione orientata al mercato”.

La formula del prestito obbligazionario solidale diventa, in questo modo, un finanziamento allo sviluppo che mette in gioco energie alternative ai fondi pubblici, quelle dei risparmiatori privati. “Il fatto che l’Italia sia in grado, attraverso di noi, in un momento come questo, di mobilitare risorse intorno a una causa sociale ci riempie di soddisfazione – commenta Milesi – e dimostra ancora una volta la funzione anticiclica del non profit, che è saldamente agganciato all’economia reale e su questo legame costruisce fiducia”.